18.3.11

Grotteschi



Disegni che oggi chiamano grottesche • Designs that today we call grotesques: motifs pertaining to an Italian Renaissance a style of decoration in which human and animal figures are fantastically interwoven with foliage and flowers (a reference for mural paintings found in grottoes, artificial caves and excavated chambers of ancient houses) • Dessins que nous appellons aujourd'hui des grotesques • Diseños que hoy llamamos grotescos • 1502

Grottesca: s. f. ‘decorazione fantastica con mascheroni, meduse, foglie, armi e sim.’ (1502, contratto per la pittura da parte di Bernardino di Betto (il Pinturicchio) della Libreria Piccolomini nel Duomo di Siena, nel quale erano previsti dei “disegni che oggi chiamano grottesche”). Dalle grotte romane (così si chiamavano gli anfratti delle dimore patrizie di epoca imperiale (Domus Aurea), scavati inizialmente sotto la direzione di Raffaello nei primo decennio del Cinquecento), dove si trovavano resti di pitture, alle quali si ispirarono diversi artisti del Rinascimento (“ridotte dalle mani di Gio. da Udine... a tanta bellezza”: 1550, G. Vasari, che nella vita del pittore friulano narra della loro scoperta, annotando: “grottesche furono dette dall'essere state entro alle grotte ritrovate”). “Queste grottesche hanno acquistato questo nome dai moderni per essersi trovate in certe caverne della terra in Roma dagli studiosi” (av. 1571, B. Cellini), “una spezie di pittura licenziosa e ridicola molto, fatte dagli antichi per ornamenti di vani” (1550, G. Vasari; Geometrie fluide).

Marco da Faenza, Decorazione grottesca, fresco detail, 16th century. Palazzo Vecchio, Florence (Ugo Muccini and Alessandro Cecchi, Le Stanze del Principe in Palazzo Vecchio, via florenceart).

Grottesca. Sorta di pittura a capriccio, per ornamento, o riempimento di luoghi dove non convenga pittura più nobile, e regolata (Vocabolario degli accademici della Crusca, 4° edizione, 1729-38, vol. 2, pp. 680-81; Lessicografia. Also Benedetto Varchi, Lezioni lette nell'Accademia Fiorentina, 216: "Delle pitture non è rimasa in piè nessuna, se non se alcune nelle grotte di Roma, che hanno dato il nome a quelle, che oggi si chiamano grottesche.")


Marco Dente (after Raphael), Grotesque, engraving, early 16th century


Source of inspiration. Roman wall painting. Fabullus, Decorations in fantasy style, 1st century CE. Fresco detail. Domus Aurea, Rome

Il nome “grottesca”, come spiega Benvenuto Cellini nella sua autobiografia, deriva dalle “grotte” del colle Esquilino a Roma, che altro non erano che i resti sotterranei della Domus aurea di Nerone, scoperti nel 1480 e divenuti immediatamente popolari tra i pittori dell’epoca che spesso vi si fecero calare per studiare le fantasiose pitture rinvenute. Durante il Cinquecento, l’utilizzo di questo tipo di decorazione fu motivo di irritazione e disprezzo per molti teorici dell’arte, tra i quali il Vasari, che le definì “pitture licenziose e ridicole molto”. Difatti non è difficile credere come le grottesche, caratterizzate dalla totale negazione dello spazio, dalla presenza di esseri ibridi e mostruosi e senza alcun riferimento intellettuale, siano state considerate opere di puro libertinaggio. Sono figurine esili ed estrose, che si fondono in decorazioni geometriche e naturalistiche, su uno sfondo in genere bianco o comunque monocromo. La parola grottesco è passata poi a significare in italiano qualcosa di bizzarro e inconsueto, poi ha assunto una connotazione di “ridicolo”, ironizzante e caricaturale (Wiki).


Domus Aurea motifs


A typical motif from the 'grotta' involves hybridity and considerable capriciousness.


Grotteschi in traditional candelabrum arrangement. Italian mural painting, fresco


Luca Signorelli, Dante Alighieri surrounded by Grotesques, fresco, 1499-1502. San Brizio Chapel, Duomo, Orvieto. Borrowing a decoration programme that had already been used in 1494 by Pinturicchio in the Borgia Apartment in Rome, Signorelli painted frescoes with grotesque ornamental motifs, busts of philosophers and poets, as well as monochromes illustrating their work. The philosophers and poets are probably symbols of reason and moral values, the only instruments that man can use to keep in check the powerful animal instincts of his nature so to attain the higher spheres of the spirit. This apparently minor section contains fascinating inventions and reaches extraordinary heights of expression,as the artist gives free rein to his imagination.


Pinturicchio, Pendentive with Grotesque Designs, painted vault, c. 1502. Piccolomini Library, Siena (Sacred Destinations, 2008).


Pinturicchio, Pendentive with Grotteschi, painted vault, c. 1502. Piccolomini Library, Siena (Sacred Destinations, 2008).


Pinturicchio, Grotesques on the ceiling of the Piccolomini Library, Siena, painted vault, c. 1502 (Adrian Fletcher).


Raphael Sanzio and Giovanni da Udine, Grotteschi (Grotesques, candelabrum arrangement), fresco, 1515. Pilaster detail. Papal Loggias, Vatican (Scala NY). Grotesque (Ital. grotteschi). In architecture and decorative art, mural or sculptural decoration, the fanciful style involving mixed animal, human, and plant forms.


Giovanni da Udine, Grotesques, 1516-17. Fresco detail. Loggeta of Cardinal Bibbiena, Palazzi Pontifici, Vatican


Majolica dish with grotteschi in Raphael's manner (Piatto a Raffaellesche 17872), Faenza, 16th century. Museo internazionale delle ceramiche, Faenza. Decoration of this sort, known as grotteschi, became fashionable in Renaissance Italy following the discovery in Rome, in about 1480, of the so-called Golden Palace of the Emperor Nero. The excavated chambers contained perfectly preserved wall and ceiling paintings, comprising fantastical creatures, ribbons and festoons. These ornaments provided artists of all kinds with a rich source of inspiration. The almost infinite possibilities of design gave them the means to fulfil the desires of the Renaissance market for beauty, abundance, caprice and wit.


Relief with Grotteschi, Chiesa Madre di Erice, Sicilia (geo8_ipernity).


Italian Renaissance Dish with Candelabrum and Grotesques (Piatto con candelabre e grottesche). Ceramic. Museo Estense, Modena


Giorgio Andreoli, Dish with Grotesques (Piatto a Grottesche), majolica, Gubbio, c. 1525. Museo internazionale delle ceramiche, Faenza


Enea Vico, Design for an Amphora, engraving, 1543


Foliated Griffin, engraved motif, Renaissance metalwork, 16th century


Grotteschi, fresco, late-16th century. Galleria degli Uffizi, Florence


Grotteschi. Assorted Italian grotesques: grottesca. Research online via Google and Digital Montage of Images by Mariano Akerman, 21.3.2011. The symmetry of the candelabrum arrangements introduces hybrid ornaments as an extraordinary sort of ordered chaos.


Santos Maschen, Dragon, filete porteño, 2005 (Bien complejo y bien criollo)


Elvio Gervasi, Fileteado porteño: pajarito en flor, Abasto de Buenos Aires (Porteño filetear)


Sergio Menasché, Filetes porteños, 2010 (Fileteando el asunto)


Raffaele Palma, Alfabeti: mascheroni grotteschi, Torino, 2007

Suggested readings

Acidini, Luchinat Cristina. Grottesche: le volte dipinte nella galleria degli Uffizi, Firenze musei, Giunti, 1999



Chastel, André. La grottesca (La grottesque, 2008), tr. Lega, Abscondita, 2010. Che ne è stato di quella specie di euforia davanti all'ornato, del piacere di accogliere le bizzarrie e l'assurdo, del divertimento e della canzonatura mescolati alla decorazione che abbiamo creduto di intravedere come una componente della cultura e dell'allestimento delle dimore nel corso dell'età detta classica? Una volta svilita e banalizzata la decorazione degli interni, la fantasia evapora per far posto, in tutto l'Ottocento, alla pedanteria. Se però ammettiamo che le "follie" della grottesca fanno parte di una tentazione permanente che rimbalza, di epoca in epoca, ci si deve chiedere che cosa sia diventata nell'arte questa propensione al comico. [...] L'arte detta moderna potrebbe essere interrogata a tal proposito nelle sue fondamenta e nel suo "subcosciente": Aubrey Beardsley, Schnitzler, i disegnatori della Secessione, esponenti dell'arte grafica in Gran Bretagna e in Germania, meritano di essere interpellati. E perché non andare oltre? Nelle forme in sospensione, in lievitazione, in corso di metamorfosi di Paul Klee, nei giochi caricaturali pieni di ghirigori e di meandri dovuti alla penna di Steinberg, e addirittura nei mobiles di Calder, che disegna con l'aiuto di falsi rami metallici sinuosità aeree affascinanti e impreviste..., si possono palesare legami familiari, reminiscenze, un bisogno di esilarante leggerezza, tutti impulsi e virtù che nulla perdono se collegati nella prospettiva storica della grottesca.
Hor son spelonche ruinate grotte / Di stucco di rilievo altri in colore, è la scoperta casuale delle sale sotterranee della Domus Aurea di Nerone tra gli anni 1480 e 1490 a suscitare la mania delle “grottesche”, scrive il Bramante. Curiosi, appassionati, artisti si calavano nelle grotte dell’Esquilino per ammirare quelle “stravaganti pitture”, che nessuno aveva mai osato immaginare e lasciavano sui muri firme, graffiti, da maleducati come si fa oggi, ma alcuni, come Perin del Vaga, Filippino Lippi, Luca Signorelli, Raffaello, ricopiavano sui loro quaderni quelle immagini stravaganti e demoniache e ne riprendevano i motivi sulle cornici, sugli zoccoli e nelle volte dei loro affreschi. La moda dilaga con la loro diffusione attraverso la stampa e contagia tutto e tutti: libri, arazzi, sculture, Benvenuto Cellini le metteva dappertutto. Dopo una fase di intossicazione e di effervescenza che invade quasi tutto l’occidente la “grottesca” diventa un fenomeno familiare, un “dejà vu” talmente assimilato da non suscitare più alcun interrogativo sul proprio soggetto. André Chastel pensa che indagare questo fenomeno fornisca una chiave per capire le modalità, le costanti e le incostanze della nostra cultura, anche se si tratta di una “categoria” ambivalente, difficile da definire come genere, che oscilla tra il compiacimento decorativo, la rappresentazione di un mondo “irreale” e il puro divertimento. Il caso sorprendente è che la diffusione della grottesca nasce spontaneamente, come una corrente irresistibile, suscitando l’imbarazzo della critica che la condanna come fenomeno “licenzioso, ridicolo, insopportabile”. Gli artisti si giustificavano con il prestigio di recuperare un tipo di ornato all’“antica”, vale a dire moderno, un ossimoro che potrebbe essere un marchio pubblicitario. Secondo Chastel, dietro il pretesto dell’antichità si manifesta un principio stilistico opposto a quello dell’ordine classico. Già Vitruvio, l’ingegnere dell’età augustea, aveva condannato le grottesche come ornamenti assurdi e sconclusionati. Il loro fascino irresistibile si basa proprio sulla negazione dello spazio, dell’ordine e la fusione delle specie: ibridi insolenti fluttuano in campi senza gravità. Non esiste né prospettiva, né proporzione, né verosimiglianza. In un vuoto lineare meravigliosamente articolato forme semivegetali, semianimali sorgono e svaniscono secondo il movimento elegante e tortuoso dell’ornato. Puro prodotto dell’immaginazione, antitesi della visione prospettica rinascimentale, con cui peraltro convivono. Anche Michelangelo, il genio meno ragionevole e più famoso del Rinascimento, interviene a favore dell’“ornamento senza nome”. Seguendo la massima di Orazio, a pittori e poeti si accorda ‘quidlibet audendi potestas’, il potere di inventare con audacia. “Ancor meglio riesce la decorazione, quando si mette nella pittura qualche essere chimerico, per la varietà e il riposo dei sensi, e il piacere degli occhi mortali, che spesso desiderano vedere quello che non videro mai e che par loro che non esista”. Forse dietro questi ibridi si nasconde un sapere iniziatico quello cui fa riferimento Ovidio nelle “Metamorfosi”, di una mitica unione tra dei, uomini, animali e piante. Grottesco significa anche esagerato, ridicolo e il Cinquecento è tutto un proliferare di poemi burleschi, “Pantagruel” di Rabelais che viene pubblicato con una serie di illustrazioni ispirate a Bosch e a Bruegel. Materiale sospetto, bugiardo, diabolico per la Controriforma che lo bandisce. Ma come uno spiritello dispettoso, il fenomeno ricompare in nicchie nascoste, per riesplodere nel Liberty, nel Simbolismo, nelle forme in levitazione, in corso di metamorfosi di Paul Klee, nei “mobiles” di Calder, sospesi in forme sinuose e imprevedibili (Il Folio).



Vezzosi, Patrizia. Dalle grottesche al fantasy: le grottesche nel Corridoio di Levante degli Uffizi, con CD ROM, Fondazione Conservatorio SS. Annunziata di Empoli: Alinea, 2011. Gli Uffizi, un monumento all’arte capace di attirare incessanti schiere di visitatori adulti e raffinati. Ma come può una cultura “codificata” riuscire ad accendere la giovane sensibilità in formazione dei ragazzi? Anche un luogo sacro come gli Uffizi sembra sfuggire alla loro attenzione, oggi assai più facilmente ingaggiata da sollecitazioni multimediali di altra natura. Ma esiste un luogo, in questo tempio dell'arte "ufficiale", che si ribella alle sue norme, alle sue categorie, ai suoi canoni, e strizza l'occhio all'irriverenza verso tutto ciò che è serioso e scontato, un luogo della fantasia, che sembra fatto apposta per nutrire la luce nativa degli occhi dei ragazzi, un vero film fantasy. Nel primo corridoio degli Uffizi l'universo ludico-bizzarro delle grottesche immerge lo spettatore nell'incanto di una narrazione continua, una "storia infinita" dove il mondo animale e vegetale si fondono in una miriade di esseri inediti e improbabili. Una danza fatata, che invita chi "sa" vedere ad entrare nella rete sottile dell'immaginario e, quasi fosse un videogame, proseguire il racconto addentrandosi in persona nel fecondo universo della pura creatività. Questo volume presenta il Corridoio di Levante attraverso una ricca documentazione fotografica, e si propone al giovane lettore come invito al museo e, al contempo, come incoraggiamento all'arte, per aprirsi ad un dialogo attraverso il tempo, sul filo della sfida creativa.



Zamperini, Alessandra. Le grottesche: il sogno della pittura nella decorazione parietale, Arsenale, 2007; eng. ed. Ornament and the Grotesque: Fantastical Decoration from Antiquity to Art Nouveau, 2008. La più celebre delle forme capricciose della cultura occidentale è quella che prende il nome di grottesca. Si tratta di un genere che nasce nell’arte romana, i cui temi principali sono tralci vegetali, candelabri, figure umane, fantastiche e mostruose, tutti impaginati senza un’apparente logica narrativa e spaziale. Se nel Medioevo, furono ibridi mostruosi e drôleries a mantenere un ruolo di rilievo, la riscoperta della cultura antica nel XV secolo portò a un recupero sempre più deciso delle forme ornamentali classiche. Una spinta fondamentale venne dalla scoperta della Domus Aurea, attorno agli anni Ottanta del Quattrocento. Il sontuoso palazzo neroniano giaceva sepolto da secoli e i primi esploratori che si calarono al suo interno ne ricevettero l’impressione di trovarsi in una serie di grotte. È questo il motivo per cui – come raccontava Benvenuto Cellini – le particolari decorazioni che vi si trovavano vennero chiamate “grottesche”. Le grottesche incontrarono uno straordinario successo, accentuato dal loro impiego nelle Logge Vaticane, realizzate verso il 1518 da Raffaello. Da questo momento, la grottesca divenne una componente ineludibile delle decorazioni di edifici religiosi e profani, comparendo inoltre su ceramiche, vesti, arazzi e giungendo a costituire un campo di specializzazione per molti pittori (Arsenale).

A lavish survey of the grotesque style in European painting and decoration, from Roman times to the late nineteenth century.
In the fifteenth century, the ruins of Nero's Domus Aurea were discovered in Rome. The first explorers to enter the interior of this spectacular palace complex had the sensation of finding themselves in a series of grottoes, and this is why the fanciful frescoes and floor mosaics discovered there were called "grotesques."
A fashionable form of ornamentation in ancient Rome, grotesques consist of loosely connected motifs, often incorporating human figures, birds, animals, and monsters, and arranged around medallions filled with painted scenes. Fifteenth-century artists such as Perugino, Signorelli, Filippino Lippi, and Mantegna copied the ancient Roman examples; the most famous use of the style was Raphael's Loggie in the Vatican Palace, which became immensely famous and influential all over Europe.
This magnificently illustrated book covers the entire history of the grotesque in European art, from its Roman origins through the Renaissance to the late nineteenth century. It illuminates how grotesque decoration was transformed in the seventeenth and eighteenth centuries into arabesque, chinoiserie, and singeries, and how it continued in the nineteenth century, leading eventually to Art Nouveau.



Online resources
Grottesca
Quimeras y grotescos medievales
Wikicommons
Grotta fantastica
Palazzo Vecchio, Florence
Grotesque Obssession
Bloc-notes: Grotesques
Ayuntamiento de Sevilla
Villa della Regina, Piemonte
Neoclacisismo
Kayser


For educational use only.

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Grotteschi (Grotesques, digital montage of images) by Mariano Akerman is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License. Based on a work at 3.bp.blogspot.com.

9 comments:

Gab Stegmann said...

Te agradezco infinitamente estos cursos virtuales de arte. I cherish them. Los guardo como un tesoro en una carpeta especial que voy a 'estudiar' con mayor profundidad. Gracias mil por seguir compartiendo todo tu talento y trabajo conmigo. Sos una fuente de inspiración y alimento para el espíritu. Gracias. Un abrazo fuerte, gab ~

DebCo from Spring Hill said...

Beautiful. Very enriching. Thank you so much.

Nelly Conte said...

Exquisitas decoraciones. Altri tempi! Bacchio, Nelly

Jorge Bozzano said...

Está muy buena la lámina de ornamentos grutescos.

Libertad Vigo said...

Me parece divino. La composición es exquisita, bien balanceada, y sin competencias negativas entre las imágenes. Muy educativo y seductor.

Jenny Naseem said...

My warmest thanks. So enjoyable. Lovely design.
Thank you so much!

Adriana Morabito said...

Absolument magnifique.

Maya Woscoff said...

Majestuoso, la perfección en las líneas, el trazo y el color.

The Ornamentalist said...

What a wonderful, comprehensive post! I am honored to be included. Thank you, Lynne Rutter

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